ANNO PASTORALE 2011-2012

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Pubblicazione1"Signore da chi Andremo?

La Parrocchia chiamata

a puntare in alto...!"

              Domenica 09 ottobre

                       ORE 19,00

           INIZIO ANNO PASTORALE 

   

Ci accingiamo ad iniziare questo nuovo anno Pastorale Parrocchiale e ho pensato di mettere per iscritto quanto ho pensato e riflettuto in questi mesi.

In questo decennio, la chiesa italiana ci ha chiesto di accogliere la sfida educativa. Educare è un continuo gesto d’amore, direbbe Don Bosco, “l’educazione è cosa del cuore”.

Educare è, una risposta del cuore animata da una profonda passione per l’uomo. Tutti siamo chiamati ad educare ma soprattutto a lasciarci educare.

Ma possiamo chiederci da chi ci dobbiamo lasciare educare?

Sicuramente non solo dagli uomini o da quello che ci circonda, ma occorre lasciarci educare dal Signore.

“Signore da chi andremo?”

Da chi andare se non da lui. Da chi imparare se non da lui. Ecco allora che educare e lasciarsi educare è fatica! E come salire una montagna, fatica ma anche forza e coraggio!

Occorre puntare in alto! Chi sale su una montagna tende a puntare in alto!

Puntare in alto è innanzitutto un impegno alla sequela del maestro aderendo al Vangelo.

Puntare in alto è avere il coraggio di non voltarsi indietro e di guardare sempre avanti, alla ricerca di tutto ciò che può dare senso e significato alle nostre giornate. Ma il nostro puntare in alto deve iniziare dal ritrovarci con il Signore. Se riusciremo a desiderare questo daremo un senso al tutto, a tutto ciò che si fa e si programma a tutte le varie forme di appartenenza o ministerialità all’interno della parrocchia. “ il passaggio a una fede sempre più personale al Dio di Gesù Cristo, non consiste nell’assenso solo intellettuale a una serie di verità astratte, ma nell’adesione intima, esistenziale, fatta nella libertà e nell’amore, a un tu personale che chiama a vivere con se” (progetto educativo dell’Azione Cattolica).

Ecco perché nel pensare a questo anno pastorale che si apre dinanzi a noi, lo Spirito Santo ha suggerito e ci ha donato l’immagine del cieco di Gerico Bartimeo! (Mc. 10,46-52)

Bartimeo è il cieco che sta seduto ai bordi della strada pensando a qualcosa che gli potesse cambiare la vita e aspettando che gli altri facessero qualcosa per lui che gli risolvessero i problemi!

La sua situazione di rassegnazione di rilassamento, di stanchezza gli fa solo sussurrare un bisogno di aiuto! Una richiesta di aiuto che si dibatte tra l’accontentarsi delle elemosine, oppure superare la fatica di alzarsi e di risorgere! “Egli gettato via il mantello, balzo in piedi e venne da Gesù… e lo seguiva lungo la strada” Bartimeo ha potuto riconoscere chi veramente dona una vita felice, ma lo ha potuto fare perché tra lui e la folla che lo separava da Gesù c’è stato chi lo ha incoraggiato “Coraggio alzati ti chiama”

Bartimeo ha trovato il coraggio di abbandonare tutto butta giù il suo mantello e corre verso Gesù.

Quanta somiglianza abbiamo con Bartimeo!

Anche noi stiamo seduti su noi stessi pensando a cosa serve, a cosa ci manca, a cosa fare…!

Credo che dobbiamo invece chiederci cosa dobbiamo lasciare!? Avvolte lo schema o gli schemi uccidono la passione, frenano gli stimoli! Il lasciare, l’abbandonare non è rinunzia ma libertà. In Bartimeo ho intravisto la nostra comunità! Bloccata da tanti schemi da un mantello che la rende immobile che la rende incapace di reagire, di balzare in alto di risorgere! Siamo sempre li ripiegati su noi stessi, in quella logica del si è fatto sempre così che avvolte impedisce allo Spirito Santo di agire, ma questo sappiamo bene che non è possibile. Siamo sempre fermi sulle nostre posizioni sul fare sempre le stesse cose, ad agire sempre allo stesso modo che ci atrofizzano, ci rendono passivi e pigri! Allora urge per la nostra Comunità accogliere il grido dello Spirito Santo: “ Coraggio alzati ti chiama!” ad essere noi a dire agli atri: “Coraggio alzati”

Scrivono i Vescovi Italiani: “ Mentre avvertiamo le difficoltà nel processo di trasmissione dei valori alle giovani generazioni e di formazione degli adulti, conserviamo la speranza sapendo di essere chiamati a sostenere un compito arduo ed entusiasmante: riconoscere nei segni dei tempi le tracce dell’azione dello Spirito Santo, che apre orizzonti impensati, suggerisce e mette a disposizione strumenti nuovi per rilanciare con coraggio la vita di una Comunità”.

Occorre come dicevo allora accogliere l’urlo dello Spirito Santo, abbandonare il nostro mantello ed essere liberi di seguire Cristo, di metterci dietro a Cristo di correre verso Cristo!

Seguire il Signore è innanzitutto imparare a scorgere una presenza, la sua presenza. Non possiamo scegliere di stare con lui se non abbiamo imparato a riconoscerne la grandezza dentro e intorno a noi; se non abbiamo reso a lui lode per le tante meraviglie che ogni giorno ci dona e che rendono unica la nostra storia; se non sappiamo discernere i segni del suo amore nei volti di quanti incrociano il nostro cammino e ci regalano il loro sorriso.

Seguire il Signore è ascoltare la sua parola, è preparare il cuore ed accogliere la buona notizia perché orienti, accompagni e sostenga il nostro andare, il nostro operare; è imparare a fare silenzio, perché risuoni solo la sua voce.

Seguire il Signore è abbandonarsi tra le braccia di un Padre buono che desidera e pensa solo il bene per noi; è vivere la sua volontà con la fiducia di chi sa che non sarà mai solo e che sempre potrà contare sul suo sostegno.

Seguire il Signore è camminare, è mettere i nostri passi su quelli di quanti ci hanno preceduto nel cammino della santità; e non stare fermi, ma decidere, di volta in volta la direzione da prendere; è guardare la strada, sapendo di incontrare gli ostacoli, ma di avere tutte le capacità per affrontarli e superarli.

Seguire il Signore è decidersi, è scegliere di essere suoi discepoli, è desiderare di stare con lui e di gustare la sua amicizia e la sua compagnia.

Seguire il Signore è amare. Amare il Signore Gesù con tutte le nostre forze, con tutte le nostre energie, in tutte le nostre esperienze che ci sono date da vivere, accanto ad ogni fratello che ci viene incontro. È amare il Signore della vita , sempre.

Seguire il Signore è rimanere fedeli all’impegno assunto, alla parola data, alla promessa fatta. Oggi più che mai sperimentiamo la fatica di rimanere fedeli al Signore.

Ecco cosa ci chiede il Signore di attuare nella nostra comunità. Essere una comunità capace di seguire il Signore di camminare con lui e non con gli uomini, una comunità che deve riappropriarsi della sua identità Cristiana. L’identità cristiana non si misura in quanta gente c’è dietro ad una processione, in quanta gente c’è in una festa ma si misura nella concretezza della fede!

Occorre vincere la paura di compromettersi, occorre vincere la paura di mettersi in gioco, della pigrizia. Quando uno intraprende la salita di una montagna c’è un pò di paura, un pò di ansia, paura dei burroni, paura della stanchezza, di non farcela… la paura avvolte ti scoraggia e ti impedisce di gustare il paesaggio di arrivare alla cima. Oggi noi cristiani, noi comunità dobbiamo superare tante paure per poter spiccare il volo, per salire in alto!

Avviandomi alla conclusione voglio consegnarvi un’immagine che ci può aiutare a superare la paura di puntare in alto: ABRAMO (Genesi 22).

Abramo sale con angoscia il monte, ha paura perché sa che sul monte deve sacrificare il suo figlio!

Ai servi dice “andiamo, adoriamo, scendiamo” Abramo sale con la consapevolezza che dovrà scendere ma sale con l’angoscia, la paura di dover perdere Isacco (Sorriso). Arrivato in cima ha il coraggio di alzare gli occhi e contempla la meraviglia di Dio: l’ariete. Solo quando Abramo vince la paura, Abramo contempla la grandezza di Dio, le sue meraviglie, sperimenta il sorriso di Dio!

Così è per la comunità Chiamata a essere trasparenza delle meraviglie di Dio, ma occorre che come Abramo la nostra comunità sappia vincere ogni paura e ogni resistenza che non gli permette di ammirare le meraviglie di Dio e così permettere a Dio di operare grandi cose.

Come Abramo vinceremo la paura se ci lasceremo plasmare da lui, e come Bartimeo vinceremo le paure e le resistenze, se toglieremo da sopra di noi i tanti legacci che ci rendono incatenati a noi stessi e al comune pensare.

Ma occorre che come Abramo, come Bartimeo sappiamo essere uniti con chi condivide con noi la fatica della salita.

La montagna è il luogo nel quale sperimentiamo l’aiuto fraterno, la montagna è il luogo nel quale sperimentiamo che portiamo i pesi gli uni degli altri, la montagna è il luogo della comunità, della gioia che sperimentiamo nel fatto che qualcuno si prende cura di noi.

Occorre salire insieme e non da soli! Si è vera comunità se c’è comunione e non auto- comunione!

Incamminiamoci in questo anno che si apre davanti con il desiderio di fare della nostra comunità un luogo in cui crescere e camminare insieme, non ognuno per i fatti suoi. Un cuor solo e un’anima sola per il regno di Dio. Docili a quelle ispirazioni che la Chiesa ci da tramite i suoi pastori.

Nella speranza che in questo anno la nostra comunità possa crescere e che molti possano sentire il bisogno di unirsi al cammino di fede mi auguro che possiamo diventare ed essere Chiesa popolo in cammino che annunzia le grandi opere di Dio, che le sappia testimoniare ogni giorno sforzandosi di crescere insieme. Per fare tutto questo occorre prima di tutto che la comunità diventi comunità orante, che prega. Spesso la preghiera viene ritenuta marginale. Come il corpo ha bisogno di respirare, così la comunità ha bisogno di pregare. Una comunità è tale, è attiva, è bella, è vivace non per le molteplici iniziative, anche lodevoli, che fa e propone ma è se sa essere come gli Apostoli comunità orante. È necessario che la preghiera comunitaria, in modo particolare, quella Liturgica delle ore (lodi e Vespri) e, in modo assoluto, la Celebrazione Eucaristica sia da noi vissuta come momento fondamentale di crescita e di incontro con Dio e con i fratelli. Ma occorre anche ricercare quei momenti di intima comunione con il Signore nella preghiera silenziosa e personale.

E allora buon cammino sperando di poter crescere e incamminarci insieme! Su questo nostro cammino vegli la Vergine Madre del Soccorso nostra Patrona alla quale affido il nuovo anno pastorale perché lei possa far risuonare sempre nella nostra vita quelle parole che hanno dato vita a Canna di Galilea alla speranza del vino nuovo: “Fate quello che vi dirà”.

Buona anno e buon Cammino.

                                                                                                      Don Nicola Crapa.

 

Nella speranza che possiamo sentire la Parrocchia casa di ciascuno e in essa ritrovarci per condividere gioie e dolori e momenti di condivisione una storiella che ci può aiutare a riflettere e così vincere le tante paure che avvolte ci frenano….

 

C'era una volta una gara di ranocchi. L'obiettivo era arrivare in cima a una gran torre. Si raduno' molta gente per vedere e fare il tifo per loro. Cominciò la gara.

In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena!!! Non ce la faranno mai!". I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima. La gente continuava: "...Che pena!!! Non ce la faranno mai!". E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima. Gli altri volevano sapere come avesse fatto. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.  E scoprirono che... era sordo!

 

...Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative... derubano le migliori speranze del tuo cuore! Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi.

Per cui, preoccupati di essere sempre positivo! 

Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni!!!

                    

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