IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 30 GENNAIO 2011

Pubblicato il da parrocchiecaltavuturo.over-blog.it

Dal Vangelo secondo Matteo                (5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

  

  

Messaggio per la 33ª Giornata Nazionale per la vita

(6 febbraio 2011)

“Educare alla pienezza della vita”


L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione. Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto. Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro.  Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36). Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto. Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta. Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace» (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1).  È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero. Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie. Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.

  

 

 

    LITURGIA DEL GIORNO

IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

(31 genn. - 5 febbraio) Liturgia delle Ore: IV Settimana
   

31 L San Giovanni Bosco, sacerdote-educatore. Memoria (bianco). Rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore. Gesù libera un uomo posseduto da una legione di demòni, ma viene giudicato scomodo dalla gente. Egli è il Profeta misericordioso che vuole comunque liberarci dal male. Eb 11,32-40; Sal 30,20-24; Mc 5,1-20.

Appuntamenti:

ore 16,00 Santa Messa a Seguire Solenne Processione

1 M Ti loderanno, Signore, quelli che ti cercano. Una bambina agli estremi, una donna afflitta da emorragia: due donne, a cui il Signore fa sperimentare la prossimità della potenza di Dio. Eb 12,1-4; Sal 21,26-28.30-32; Mc 5,21-43.

2 M Presentazione del Signore. Festa (bianco). Vieni, Signore, nel tuo tempio santo. Il primogenito di Maria viene consacrato a Dio: egli sarà la consolazione di tutti i membri del popolo eletto. Ml 3,1-4; Sal 23,7-10; ; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40.

Appuntamenti:

ore 18,00 Chiesa del Convento: Rito della Benedizione delle Candele e Processione Verso la Chiesa Madre.

All’arrivo Santa Messa. (Se Piove si farà tutto in Chiesa Madre).

3 G San Biagio Abbiamo conosciuto, Signore, il tuo amore. Inviati a predicare dappertutto la conversione, liberi da qualunque attaccamento alle cose: ecco gli apostoli che Gesù vuole. Eb 12,18-19.21-24; Sal 47,2-4.9-11; Mc 6,7-13.

Appuntamenti:

dalle 8,30 alle 11,00 Adorazione Eucaristica (chiesa Madre)

ore 17,30 Santa Messa  (Chiesa dell’Immacolata)

4 V Il Signore è mia luce e mia salvezza. Il potere ingiusto di Erode fa violenza ai profeti; ma persecuzione e morte nulla possono di fronte al Signore della vita. Eb 13,1-8; Sal 26,1.3.5.8c-9; Mc 6,14-29.

5 S Sant'Agata, vergine e martire. Festa (rosso). Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Senza una guida, le pecore vagherebbero invano. Gesù, Bel Pastore, ha lasciato dei buoni pastori nella sua chiesa. Eb 13,15-17.20-21; Sal 22,2-6; Mc 6,30-34.

Nel pomeriggio non ci sarà la S. Messa perché a Cefalù nella parrocchia Artigianelli ci sarà il mandato Missionario a P. Lorenzo.

 

 

PREGA CON IL VANGELO

Il discorso della montagna, quello delle beatitudini non conosce tramonto, né confine geografico o di cultura. Oggi, più che mai, l'umanità è afflitta da varie problematiche, prove, violenze e soprusi, ma, o Signore Gesù, non stancarti di consolare questi tuoi figli, chiamandoli beati, ma soprattutto fa' che l'uomo del nostro tempo nel tuo nome senta fame e sete di giustizia, di misericordia e di pace.

 

 

 

Non stancarti di bussare

(fonte non specificata)

Signore,
io so che tu stai alla mia porta;
bussi per entrare in me
e rendermi felice.
Io sono sordo,
ma tu Signore
non stancarti di bussare:
alla fine vincerà la tua pazienza.

   

La Festa della Presentazione al tempio del Signore

(Candelora)

La festività, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce. Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell'annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell'estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli. L'incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l'imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l'impero d'Oriente. Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia.

 

 

 

 

 

 

 

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post